• Mondiali di Berlino, Bolt "stellare" nei 200: 19"19
    Berlino. Aveva già stupito, appena cinque giorni fa, battendo tutti e spostando in avanti la frontiera delle possibilità umane di correre veloci con un record sui 100 metri sovrumano. Ieri, il recordman Usain Bolt, ha raddoppiato l'oro con un primato altrettanto incredibile sui 200 metri: 19"19.
    E' persino sembrato che si sia preso beffa di tutti, quando ha detto di non voler fare le batterie della staffetta perché si sentiva stanco, e alla fine ha mostrato le sue doti sovrannaturali lasciandosi alle spalle, nel giro di qualche istante, il panamense Edward, che pure ha segnato il nuovo record continentale con i suoi 19"81, lontano dal giamaicano di oltre mezzo secondo.
    E adesso il mondo intero - lo confermano i titoli delle prime pagine dei giornali - celebra la freccia giamaicana che ha fatto la storia. ''Es un extraterrestre'', titola il sito del giornale sportivo spagnolo Marca. E anche le maggiori testate internazionali, come il Times in Inghilterra e Le Monde in Francia, celebrano il campione "stellare".

    Foto tratta da Gazzetta.it

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  • Mondiali di Atletica, oro e record per Bolt: 9"58
    Berlino. Un marziano. Non poteva sembrare altro agli occhi degli spettatori incollati sugli spalti, ieri, Usain Bolt, quando ha stabilito un primato mondiale nei 100 metri da paura: 9"58. "Era un traguardo fantastico questo che mi ero dato ma sono riuscito a centrarlo e ora sono felice", ha affermato soddisfatto il campione orginario di quella Giamaica che nella storia ha sfornato campioni da record.
    Del resto, che la serata berlinese di ieri avrebbe visto l'avverarsi di un nuovo, grande primato mondiale, si era avvertito nell'aria già nel pomeriggio, nel corso delle semifinali. E a nulla è servito il tentativo dei fortissimi Tyson Gay e Powell di strappare a Bolt il primo posto: lo strapotere del giamaicano si vedeva già sui blocchi di partenza.
    Al via libera, in realtà, Bolt ha risposto con più lentezza degli avversari (tempo di reazione di 0.147), ma dopo pochi metri aveva già divorato l'asfalto. Un varco, sempre più immenso, lo ha separato dagli altri corridori, che alla fine hanno dovuto arrendersi: 9"71 per Gay, 9"84 per Asafa.
    Il quatro posto è andato a Daniel Bailey (9"93), il quinto a Thompson (9"93), il sesto al britannico Chambers (10"00), il settimo al trinidegno Burns (10"00), l'ottavo all’americano Patton (10"34).
    "Sono contento perchè ho corso come potevo, ho dato il 100% e contro un Bolt così, che ha ottenuto un primato del genere, più di questo non era possibile", ha affermato Tyson Gay, soddisfatto della gara disputata contro un validissimo avversario come Bolt. Un avversario temibile, perché equilibrato anche nella gestione delle emozioni, concedendosi sorrisi e smorfie quando opportuno, e dando tutto se stesso, con la massima concentrazione, al momento di correre. Ma anche un'altro aspetto caratterizza Bolt: guarda sempre avanti. E non nega che darà il massimo per vincere e battere il record del mondo nella finale dei 200 del 20 agosto prossimo.

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  • Schumi lascia: "Non risolti i problemi al collo"
    Amburgo. «Ha scelto col cuore», dicevano dalla casa di Maranello fino a pochi giorni fa, quando era diventata ufficiale la notizia del ritorno di Michael Schumacher sulla Ferrari in Formula 1, accorso in sostituzione di Massa infortunato. Ma un comunicato-choc, appena pubblicato sul suo sito, manda in fumo ogni pronostico: il pilota tedesco non tornerà alla guida della Ferrari F60. «Ho fatto il possibile per attuare il temporaneo ritorno. Con grande rammarico, non ha funzionato», ha annunciato il sette volte campione del mondo, che sarebbe dovuto tornare a correre per il Gp d'Europa, previsto a Valencia per il 23 agosto. «Ieri sera - scrive il pilota - ho informato il presidente Luca di Montezemolo e il team principal Stefano Domenicali. Purtroppo, non sono in grado di sostituire Felipe. Non siamo riusciti a risolvere i problemi al collo, con il dolore emerso dopo il test privato al Mugello. Dal punto di vista medico e terapeutico abbiamo provato di tutto», dice Schumi, e conclude esprimendo il proprio dispiacere «per i ragazzi della Ferrari che hanno incrociato le dita per me».
    Non ci sarà dunque il tanto discusso ritorno alle competizioni del grande Schumacher, che pure aveva superato tutti i test che gli erano stati sottoposti dal driver, quando per due giorni il campione si era messo al volante dei kart sulla pista lombarda di Lonato. Il progetto è stato bloccato da problemi al collo, i cui muscoli sono tra quelli quelli più sollecitati in un weekend di Formula 1. Il tedesco, d'altra parte, ha dovuto fare i conti anche con i postumi della caduta durante un test di superbike in febbraio a Cartagena. Non è stato agevolato nemmeno dal regolamento di Formula 1, che impedisce lo svolgimento di collaudi "normali" durante la stagione. Schumi, quindi, non ha potuto salire a bordo della F60, la Ferrari guidata da Massa. Per prendere confidenza con l'attuale creatura del Cavallino, il pilota avrebbe avuto bisogno di una deroga e del placet di tutti gli altri team: la Williams è stata la prima a dire "no", seguita poi da Red Bull e Toro Rosso.
    Il forfait di Schumacher arriva, ironia della sorte, in un giorno particolare. Proprio l'11 agosto di 14 anni fa, infatti, Michael Schumacher veniva strappato da Maranello alla Benetton ed entrava nel team del Cavallino, annunciato dall'Avvocato Gianni Agnelli. Il pilota tedesco sarebbe stato destinato a vincere 5 titoli iridati al volante della sua inseparabile Ferrari.

    Immagini tratte dal web

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  • Supercoppa, trofeo alla Lazio, Inter battua 2-1
    "Zeru tituli" per l'Inter. La squadra nerazzurra, da poco uscita dalle trattative di mercato, si vede tornare indietro come un boomerang l’espressione che tempo fa fu detta dal suo stesso tecnico. L’Inter resta infatti a bocca asciutta, al termine dell’incontro a Pechino contro la Lazio, conclusosi con il risultato di 2-1. Il primo trofeo stagionale del nostro calcio, quello che da il via alla stagione agonistica del calcio italiano è andato così ai biancocelesti, al termine di una partita iniziata alle 20, le 14 in Italia.
    La partita, a prima vista, sembra vedere primeggiare l’Inter, nella sua nuova composizione con Ibrahimovic che ha lasciato il testimone a un Eto’o appena arrivato, ma che già sembra sapersi trovare in perfetta sintonia con Milito. La Lazio, comunque, dimostra di saper fronteggiare l’offensiva nerazzurra, sfoderando giocatori che sembrano riservare sorprese. Non a caso la prima occasione della partita arriva dalla Lazio. Zarate sgancia un sinistro da fuori area, parato in angolo appena in tempo da Julio Cesar.
    L’Inter replica in due occasioni: Muntari solo davanti a Muslera viene beffato da un rimpallo; poi è la volta di Lucio, in ottima forma, che colpisce di testa ma non sorprende un Muslera che mostra più muscoli di quanto in precedenza lasciava immaginare. All'intervallo il tabellino segna ancora 0-0.
    Nella ripresa è l’Inter a lanciare una spietata offensiva. Stankovic prima, Eto'o dopo, cercano invano di sbaragliare gli avversari. La Lazio, nonostante riesca a vanificare a ogni occasione gli attacchi degli avversari, è alle corde. Tanto che i biancocelesti trovano il vantaggio inaspettatamente, proprio nel momento di maggiore difficoltà. Matuzalem mette a segno su punizione, dopo un rimpallo sull'uscita di Julio Cesar. Una rete rocambolesca, alla quale forse ha contribuito un tocco con il braccio, se non con la faccia. I biancocelesti raccolgono la freddezza rimasta e si lanciano all’attacco: Mauri lancia in profondità Rocchi, che sorprende sulla corsa Chivu e con un pallonetto senga il gol del 2-0.
    L’Inter si affida ad Eto’o per cambiare le sorti dell’incontro. E scommette bene, perché il campione camerunese segna con uno splendido sinistro al volo. Poi arriva la rete di Milito, presto annullata per via del fuorigioco di Eto’o. Ma l’Inter non demorde. Ci crede, fino al fatidico 5’ di recupero. Eto’o non riesce a realizzare la doppietta per poco. Alla Lazio l’onore di alzare questo trofeo di fine estate.
    Foto tratta da gazzetta.it

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