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In fumo la proposta del City, Kakà resta al Milan
Milano. Kakà non ha lasciato via Turati. L'altalenante trattativa tra Milan e Manchester City, squadra che per l'acquisto del trequartista brasiliano aveva proposto una cifra che si aggirava intorno ai 100 milioni di euro, si è conclusa ieri sera, quando il presidente Berlusconi, affermando che per Kakà "i soldi non sono tutto", di fatto ha chiuso la porta in faccia ai dirigenti del club inglese, che hanno abbandonato definitivamente le trattative. Hanno esultato, tirando un sospiro di sollievo, le centinaia di tifosi che in tutti questi giorni avevano lasciato decine di lettere nella portineria del palazzo in cui vive il pallone d'oro 2007, arrivando persino a manifestare alle 18 di ieri davanti alla sede del club rossonero, portando la polizia a rispondere con un dispiegamento di forze, per prevenire eventuali tensioni. La tifoseria avrà giocato senz'altro un ruolo chiave nel determinare l'esito della compravendita, ma forse a influenzare la trattativa Kakà è stato soprattutto il malcontento del giocatore, che, tralasciando l'aspetto "sentimentale" della faccenda, non poteva accettare l'idea di lasciare il Milan per andare ad eclissarsi in quella squadra del Regno Unito che non conquista trofei di alto valore da non pochi anni, lo stesso motivo che ha spinto la società ad attuare un'agguerrita politica di calciomercato, lanciando proposte plurimilionarie a svariati club per l'acquisto di stelle del calcio. Così, a differenza di Robinho, ceduto alla fine di questa estate dal Real Madrid al City per 42 milioni di euro, Kakà non è andato al City nemmeno per una cifra superiore al doppio di quella offerta per l'aquisto del brasiliano, poco più di 100 milioni di euro e una cifra di 18-20 milioni a stagione assicurati al trequartista rossonero. Del resto non è un segreto il fatto che
Kakà, tifoseria a parte, avrebbe accettato con poche esitazioni la proposta se ad avanzarla fosse stato il Real Madrid, anche a costo di essere venduto per una cifra considerevolmente inferiore. L'annuncio, da parte di Berlusconi, dell'esito della trattativa, è arrivato dopo le 22 di ieri sera. "E' stato lui che ha resistito - ha affermato il premier - ed io sono felice che il Milan abbia l'onore di schierare tra gli uomini migliori un uomo come lui. Io sono veramente felice di averlo mantenuto in rossonero perché Kakà non è soltanto un grande campione ma anche un grande uomo che ha rinunciato all'offerta del Manchester City dicendo che i soldi non sono tutto, privilegiando la sua volontà di stare al Milan, per l'amore per la sua maglia, per i suoi compagni.". Kakà, dal canto suo, ha commentato il mancato risultato della trattativa affermando: "Tutti i messaggi che mi arrivavano dicevano di scegliere con il cuore e penso che alla fine questa scelta è stata così. Non è assolutamente economica". E ha concluso: "Quando sono andato via dal San Paolo una parte del pubblico, mi contestava. Ora tutti i tifosi sono qui a gridare il mio nome, sono molto contento. Sono a casa con un paio di amici a festeggiare. Il Milan è casa mia, nemmeno per trenta secondi ho pensato di andare al Manchester City".
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Calciopoli, condanne solo per i due Moggi
Roma. Il processo sui presunti illeciti attribuiti alla Gea World, società che ha gestito le procure sportive di numerosi calciatori, accusata di aver usufruito di un meccanismo di intimidazioni per condizionare le scelte professionali dei propri clienti e assicurarsi in questo modo il controllo delle procure stesse, si è concluso con una condanna circoscritta ai soli Moggi. La decima sezione penale del Tribunale di Roma ha inflitto una pena di un anno e sei mesi all'ex dg della Juve Luciano Moggi e ha condannato a un anno e due mesi di reclusione il figlio Alessandro. Una condanna che tuttavia non comporterà conseguenze pratiche per i due, dato che i fatti sono coperti da indulto perché anteriori al maggio 2006. Le accuse per gli altri imputati sono tutte cadute dopo due ore di camera di consiglio, quando il Tribunale ha dichiarato insussistenti ben 15 episodi illeciti loro contestati, limitandosi a riconoscere l'accusa di violenza privata e minacce, che i Moggi avrebbero esercitato nei confronti dei calciatori Nicola Amoruso, Emanuele Blasi, Ilyas Zetulaiev e Victor Budianski. L'assoluzione è invece arrivata per Franco Zavaglia, Francesco Ceravolo, Davide Lippi (figlio del ct della Nazionale) e Pasquale Gallo. Il legale di Moggi, l'avvocato Marcello Melandri, ha fatto sapere che impugnerà la sentenza, dicendosi comunque soddisfatto per la caduta del "reato di associazione per delinquere" e per il fatto "che il tribunale non ha ravvisato danni subiti dai procuratori sportivi". "Rispettiamo la decisione dei giudici e aspettiamo le motivazioni della sentenza per capire quale è stato il loro percorso argomentativo" è stato il commento a caldo del pm Luca Palamara.
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